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27 Giugno 2017
MOSTRA SCULTURE al PARCO DI VERGNACCO
Le opere realizzate al XX Simposio Internazionale di Scultura su Pietre del Friuli Venezia Giulia sono ora in esposizione al Parco Sculture di Vergnacco. Il pubblico così potrà ammirarle per alcuni mesi, prima della loro collocazione nelle sedi definitive.

La Commissione artistica formata quest'anno da Raffaella Cargnelutti, Francesca De filippo, Lucio tollis e Carlo Toson, ha espresso le note artistiche che sono state lette in occasione della cerimonia conclusiva del simposio, svoltasi il 25 giugno 2017 e di seguito pubblicate.

LUKA RADOJEVIC - MONTENEGRO
Opera: Homo sapiens
Pietra: Grigio Carnico

Dal blocco compatto del marmo prende vita l’opera di Radojevic Homo Sapiens che, come spiega l’artista stesso, ha tratto ispirazione dalla mente, dal pensiero e dall’interiorità dell’uomo.
In questa composizione plastica si avvertono, infatti, le tensioni e le forze contrapposte che si coniugano in un rapporto dialettico, risolto infine nella armoniosa e pura articolazione astratta della forma.
La relazione tra il pieno e il vuoto, la linearità essenziale dei volumi, la levigatezza della superficie che cattura e a fa scivolare la luce su questa scultura riportano a forme organiche a tutto tondo, evocatrici di forze naturali profonde alle quali l’uomo contemporaneo guarda per cercare senso e radici al suo presente, nonché forza ispiratrice per il suo futuro.

Raffaella Cargnelutti

PAULS JAUNZEMS - LETTONIA
Opera: Meditazione sulle radici
Pietra: Piasentina

Il gran masso sta sul prato nel mistero della sua forza. Paul Jaunzems sa come interrogarlo, come dialogare con l’ospite venuto da tempi lontanissimi. Ne intuisce e svela la struttura nascosta, la tensione che anima il gioco dei volumi verticali, potenti costole radicali chiuse nella loro curvatura levigata. Lascia che la luce giochi sulla scabra tramatura delle ampie superfici dai freschi colori.
Ritrova radici la pietra sradicata dalla forza immensa dei ghiacciai. Radici della vita. Radici della mente. Pronte a nutrire lo slancio delle foglie, il volo dei pensieri, degli incontri, dei gesti delle creature nel tempo della storia.

Lucio Tollis

SARAH ATZENI - ITALIA
Opera: Crescendo
Pietra: Fior di pesco carnico

“Crescendo” è un’opera che si può raccontare in tre atti.
Si parte dal cubo, forma universale che parla all’inconscio, si svolge un’iniziale rappresentazione del concetto in maniera formale, i cubi si sovrappongono in precari equilibri.
Ma ecco lo scarto, la necessità di un linguaggio nuovo: I cubi sono scavati con forza primordiale e le loro forme perdono l’iniziale rigore e spigolosità, nell’intento di riuscire a far convivere con la più profonda intensità possibile i principi astratti della scultura con la sensibilità specifica dell’artista.
Nel terzo atto “entra in gioco la materia”, come dice Sarah, il marmo,” ed è lui che decide”; la superficie inizialmente prevista bocciardata in modo omogeneo viene lucidata, ma solo in alcune parti, per rivelare la bellezza indecifrabile della sua natura e con essa, del grande disegno della vita.

Carlo Toson

ZUZANA KACEROVA - REPUBBLICA CECA
Opera: Terni et Octoni II
Pietra: Aurisina

Parafrasando Loos, potremmo dire che quando lungo il nostro cammino incontriamo un cippo come quello realizzato da Zuzana, ci facciamo improvvisamente seri e il nostro animo è colpito dalle sue forme universali che parlano direttamente al nostro livello inconscio. Gli ottagoni, ripetuti ordinatamente, ci parlano del ritmo perfetto dell’armonia e della felicità che derivano dalla conquista del Paradiso. Come i templari, dopo aver solcato i sette cieli corrispondenti ai sette pianeti, arriviamo alla meta (l’ottava) dell’ambita rigenerazione, sintomo di un nuovo inizio, su un piano di coscienza superiore.
Quando un’opera è dotata di tale, potente verità, non si può neppure adoperare, non si può adoperare neppure il termine bellezza per definirla, bensì potenza di espressione.

Carlo Toson

GIOVANNI MELCHIORRE - ITALIA
Opera: Ciclica
Pietra: Piasentina

Ciclica cresce verso l’alto davanti agli occhi dello spettatore, in una spirale birichina ma decisa che sembra straripare oltre i suoi limiti fisici. Una sensazione di tessuto che la avvolge, dietro al quale intravvediamo due figure che si avvicinano come in un abbraccio e che sembrano riempire di energia l’aria circostante.
Osservandola da punti diversi, quest’opera assume una dualità femminile/maschile, di curve più morbide e linee più decise, dove le figure sembrano cambiare forma, apparendo più definite, prima di svanire ulteriormente in una sagoma sola. Giovanni ci avvolge in un meraviglioso senso di continuità all'interno di questa ciclicità, poiché la sua opera non sembra rivelare un inizio o una fine, ma forse vuole soltanto mostrarci lo scorrere naturale delle transizioni. Dopotutto, le transizioni diventano la base delle emozioni al momento dell’attesa: delle stagioni, dei significati, dei movimenti. O semplicemente di un altro abbraccio.

Francesca De Filippo

MWANDALE MWANYEKWA - TANZANIA
Opera: Mij
Pietra: Rosso Verzegnis

Opera delle linee sinuose ed essenziali, Mji/Città colpisce per lo slancio spaziale che la caratterizza, dove elementi plastici arrotondati si alternano a superfici più scabre e sintetiche, modulate da colpi di scalpello, che catturano la luce e animano la tridimensionalità della composizione.
Come dice l’artista stessa ad incontrarsi/scontrarsi in questa scultura sono due mondi che traggono vita: l’uno da riferimenti, suggestioni formali radicate nelle antiche tipologie dell’architettura delle origini; l’altro da elementi costruttivi contemporanei che oggi stanno rapidamente modificando il volto e gli spazi delle città, in Tanzania.
Scultrice dal linguaggio plastico maturo, Mwandale Mwanyekwa sa sposare gli influssi e il fascino dell’iconografia tradizionale con uno sguardo recettivo alla modernità e partecipe della ricerca artistica internazionale.

Raffaella Cargnelutti

MAJID HAGHIGHI - IRAN
Opera: Paradox
Pietra: Aurisina

Paradox presenta la ciclicità continua del tempo, costituita da forme geometriche pure che prendono vita come simbolo non solo dell’ identità dell’artista ma dell'identità collettiva dell'Iran. Le opere di Majid unificano strati di storia, di civiltà, di ere interlacciate, mentre riscoprono il maestoso bagaglio dell’architettura tradizionale iraniana attraverso l'uso di nuovi materiali e contemplate in ambienti diversi. La delicata potenza di Paradox si basa su uno studio approfondito della storia ed estetica dell’Iran, caratteristiche riflesse attraverso la scelta della pietra Aurisina, il cui candore presenta un deciso contrasto con le luminose griglie d'oro. Le onde di quest’opera ci portano alle dune del deserto persiano in un istante immortalato dal tempo, rivelandoci che il miraggio che incontriamo è invece in uno stato costante di flux: la sabbia è l'unico elemento che con la sua forza coinvolgente può permetterci di vedere le forme intricate delle griglie, che appaiono e scompaiono ritmicamente. Un’opera che ci fa viaggiare attraverso la storia, Paradox ci offre la possibilità di meditare sul lungo percorso della filosofia iraniana che si unisce al simbolismo cosmico delle sue forme geometriche.

Francesca De Filippo

JAMES HARRIS - GRAN BRETAGNA
Opera: Tre mondi
Pietra: Aurisina

La grande lastra di pietra Aurisina, stratificazione di tempi immemorabili, si stende orizzontale sotto i nostri occhi, mappa di puri segni.
James Harris, con mano sicura e sensibile, vi ha riconosciuto e fissato un metafisico paesaggio di quiete: in rilievi appena accennati, in canali che alla luce radente s’incurvano in ombre leggere, alla pressione amica della foglia nata nella mente, creata dal bulino.
Seguendo la limpida corrente musicale, che modula larghi cerchi d’acqua, specchi di tremanti costellazioni, riconosciamo con nostalgia l’innocenza di un tempo smarrito.

Lucio Tollis